01/04/2020 - Ciao Carlo




Riceviamo la tristissima notizia della scomparsa di Carlo Sannino, Atleta della Selezione Atletica Pesante.
Le parole del suo coach, Giovanni d'Alessandro, rappresentano il nostro sentimento.
La tragedia che ha colpito la Famiglia di Carlo è per tutta la FIPL motivo di dolore.
Vi siamo vicini con i nostri pensieri e le nostre preghiere.

Sandro ROSSI
Presidente FIPL



CIAO CARLO
Le righe che non si vorrebbero mai scrivere, la notizia che non si vorrebbe mai dare.

Pubblichiamo spesso lunghi articoli di gare, prestazioni, record, convocazioni e siamo felici di farlo e di condividerli. Questa volta è diverso, troppo diverso.
Quando qualcuno ci lascia è sempre triste ma se a farlo è un ragazzo di 18 anni ed in maniera improvvisa, tragica, brutale, l’evento ci coglie impreparati e l’incredulità prima, lo sgomento poi ci ammutoliscono ed impediscono di trovare parole perché, in questi casi, le frasi veramente non servono se non ad informare gli amici che ancora non sanno o a ricordare con loro ma non riempiono il vuoto, non comunicano realmente la portata di quanto accaduto.

Carlo non c’è più. Noi della squadra lo conoscevamo tutti anche se soltanto da un anno e mezzo, come da poco puoi conoscere un atleta così giovane.

Aveva gareggiato con noi lo scorso anno, conquistando il titolo sub junior al Classic di giugno e tutti i record della sua categoria; aveva preso parte nel 2016 ai campionati di stacco e di panca raw.

Lo accompagnava sempre la famiglia, genitori che lo amavano ed erano contenti che avesse scelto lo sport ed in particolare il nostro sport; interessati e premurosi come solo possono esserlo un papà ed una mamma

Ci ha lasciato la scorsa notte a seguito di un terribile incidente stradale, come ormai ne accadono tanti da non far quasi notizia se non quando ti coinvolgono drammaticamente per la presenza di amici e persone care.

Mi aveva scritto felice proprio per la patente di guida appena conseguita, per la possibilità di muoversi autonomamente, lui che abitava ad Anzio e che, data la giovanissima età, trovava difficoltoso allenarsi con noi a Roma e veniva a trovarci saltuariamente.

Un ragazzo entusiasta, attivo, pieno di vita, di quella vita che è volata con lui portandosi via un sorriso genuino ed adolescente che inteneriva.
Era però preciso e scrupoloso nel comunicarmi l’andamento del programma e prima che partissi per gli Europei in Danimarca mi aveva assicurato: al tuo ritorno avrò la patente ed il sabato successivo verrò a trovarti da solo e ad allenarmi con voi.

Quel sabato non arriverà mai e non rivedremo più quel faccione ancora bambino sul corpo poderoso di un atleta di 120 kg. Non potrò più raccomandargli di mangiare meno, di avere pazienza e non provare le singole, di entrare bassi in gara per aumentare dopo.
I genitori hanno manifestato l’intenzione nobile di donare gli organi, pur nel dolore immenso e indescrivibile di una famiglia che si vede privata di un ragazzo agli inizi della vita adulta.

Così, con i crampi che mi attanagliano le dita sulla tastiera mi conforta poter pensare che qualcosa di Carlo vivrà in qualcuno che forse non conoscerò mai ed una voce inconfondibile, da qualche parte, continuerà a ripetermi “mister, alla prossima almeno 250 di squat”.

Tu prova a dircelo Carlo, perché noi ti abbiamo voluto tutti bene e ci farà piacere ascoltarti ancora.

Giovanni d'Alessandro

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